Gennaio, dal latino Ienuarius (mensis), primo mese dell’anno civile conta 31 giorni nel calendario giuliano e gregoriano, per l’antica Roma mese consacrato al Dio Giano.

Il primo gennaio si hanno 9 ore e 11 minuti di luce, al 31 si hanno 9 ore e 59 minuti, si guadagnano in un mese 48 minuti di luce.

Capodanno per gli antichi Romani iniziava alle calende di marzo. Le Kalendae, sacre a Giano, sono il giorno iniziale del mese romano. Sono seguite, a nove giorni, dalle nonae e, a metà del mese dalle idi il plenilunio. Dal latino calare, convocare, si riferiscono al chiamare dell’arringatore che, alla Luna nuova, comunicava i compiti mensili ai cittadini della Roma antica. A queste erano rimandati i pagamenti, e rinviare “alle calende greche” significa non pagare mai, perché il calendario greco non ha calende. Il 17 gennaio, festa di sant’Antonio Abate protettore degli animali. Il Santo ha particolare cura di un porcellino segno dell’anno nuovo che va ad iniziare. La festa e il Santo comprendono così appieno lo spirito di Giano, il dio pagano dal quale gennaio deriva il nome, che bifronte fa coincidere la fine con l’inizio. Gennaio chiama a giocare di neve le giornate chiare.

Pergamena 1: ProverbiL’Epifania tutte le feste porta via.

Gennaio è per metà festaio.

A metà gennaio metti l’operaio.

Gennaio nevoso, anno generoso.

 

Onomastici e nomi propri:

    2 gennaio –   SS. Basilio e Gregorio.

  10 gennaio –   S. Guglielmo.

  17 gennaio –   S. Antonio Abate.

  21 gennaio –   Santa Agnese.

  28 gennaio –   S. Tommaso d’Aquino.

  31 gennaio –   S. Giovanni Bosco.

 

 

Il Santo del mese: Agnese vergine e martire.

L’esistenza di questa giovanissima martire, vissuta agli inizi del secolo IV, vittima a dodici anni della feroce persecuzione di Diocleziano, è ben documentata. Sembra però verosimile l’affermazione del poeta Prudenzio, e con lui tutta la tradizione latina, secondo cui la giovanetta, dopo essere stata esposta all’ignominia di un luogo malfamato per aver rifiutato di sacrificare alla dea Vesta, venne decapitata con un colpo di spada. Le fanciulle della sua età non riescono a sostenere lo sguardo adirato dei genitori, e la puntura di un ago le fa piangere: ma Agnese offre tutto il suo corpo al taglio della spada, che il carnefice brandisce con furore sopra di lei. Secondo la popolare leggenda, ad insidiare alla pudicizia di Agnese sarebbe stato addirittura il figlio del prefetto di Roma. Respinto, il giovanotto l’avrebbe denunciata come cristiana. Agnese però uscì prodigiosamente intatta da quella infamante condanna, poiché il solo uomo che ardì avvicinarsi a lei cadde ai suoi piedi privo di vita. L’ostinazione del prefetto non gli permise di arrendersi dinanzi al prodigio e la fanciulla diede la suprema testimonianza a Cristo con il cruento olocausto della sua giovane vita, tenero e candido agnello offerto a Dio. Un antico rito perpetua il ricordo di questo esempio di purezza.

La mattina del 21 gennaio vengono benedetti due agnelli, offerti poi al Papa affinchè con la loro lana siano tessuti i palli destinati agli arcivescovi. L’antichissima cerimonia si svolge nella basilica di S. Agnese in Roma, costruita sulla via Nomentana nel 345, da Costantina, figlia dell’Imperatore Costantino.

Vittorio